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La Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha bocciato la possibilità di estendere la DIS-COLL agli assegnisti di ricerca, senza nemmeno prendere in considerazione la possibilità di comprendere all’interno di questa categoria anche gli ancor più precari e mal pagati dottorandi e borsisti.

Ma cos’è la DIS-COLL?

DIS-COLL è un acronimo che sta per: Indennità di DISoccupazione per i lavoratori con rapporto di COLLaborazione coordinata e continuativa e a progetto.

Perché è così importante?

La precarizzazione del mercato del lavoro ha reso sempre più necessaria la presenza di ammortizzatori sociali che consentano a chi lavora in modo discontinuo, e precario, di sopravvivere tra un contratto e l’altro, grazie al riconoscimento di un indennizzo di disoccupazione proporzionale allo stipendio percepito durante il periodo lavorativo.

Mai come oggi il mondo della ricerca, in Italia, è in crisi. Migliaia di giovani e meno giovani che hanno investito in un futuro dedito al progresso, sociale, scientifico, medico, sanitario, tecnologico, e non solo, si ritrovano oggi nella condizione di precari. Il lavoro di ricerca è, per propria natura, spesso legato a contratti a progetto, in Italia e nel Mondo. Tuttavia, altrove queste categorie di lavoratori sono non solo riconosciute come lavoratori a tutti gli effetti, ma anche ben pagati e tutelati, proprio a fronte di una tipologia lavorativa spesso precaria. D’altronde, affinchè i giovani abbiano voglia di investire in un futuro migliore, bisogna pur dare loro degli incentivi. Nessuno investirebbe mai in una carriera precaria, senza tutele e con stipendi da fame.

Eppure, in Italia non è così.

La DIS-COLL NON è stata riconosciuta ai precari della ricerca, nè tantomeno a dottorandi e borsisti, ancor più precari e malpagati.

FLCGIL e ADI, da tempo impegnati su questo fronte, hanno espresso profondo sdegno per questa ennesima dimostrazione del totale disinteresse da parte del Governo e della classe politica nei confronti del duro lavoro e di un’intera generazione di giovani ricercatori.

Dopo anni di drastici tagli alle risorse destinate a Università e Ricerca, del blocco del turnover che impedisce ai giovani di inserirsi e di avere finalmente, dopo una vita dedita alla ricerca, contratti dignitosi, ora si preclude anche il diritto a un qualsiasi ammortizzatore sociale.

Non lamentiamoci poi se i nostri figli sono costretti a emigrare. Non lamentiamoci se la società italiana va a rotoli.

Quanto è accaduto è ancor più grave perché nasce da un mancato riconoscimento delle figure dei precari universitari come lavoratori. Assegnisti, dottorandi e borsisti di ricerca, secondo le note parole del ministro Poletti, non si configurerebbero come lavoratori.

Consentire a tanti giovani l’accesso a corsi di Laurea e scuole di Dottorato, per poi dire loro che ciò che fanno ogni giorno, per 10-12 ore al giorno, sacrificando talvolta anche il weekend, come la ricerca spesso richiede, NON è lavoro è non solo vergognoso, ma anche indice di uno Stato che non c’è, che manda al macello i propri giovani, le proprie generazioni future, preferendo alimentare con stipendi e tutele megagalattiche i propri politici, dirigenti, manager, e banche.

Per nostra fortuna, c’è chi non smette di lottare:  FLC-CGIL, ADI, LINK, CRNSU e Rete29Aprile si sono date appuntamento in Piazza Montecitorio il 18 dicembre, alle ore 14.00, per manifestare contro questo scempio.

Change.org ha istituito una petizione che è possibile firmare online.

Indignarsi non basta. Bisogna agire!

 

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